Sei libri per l'estate 2026
John Steinbeck, Anna Burns, Harald Gilbers, M. John Harrison, Nicolai Linin, Dario Fabbri
Con questi consigli di lettura vacanzieri, “Il dispaccio di Tersite” si prende la consueta pausa estiva e vi dà appuntamento al 3 settembre!
“L’inverno del nostro scontento” di John Steinbeck (1961)
Perché è la storia del benessere a stelle e strisce fondato sul “così fan tutti”, che dietro la maschera del “buon cittadino” cela rapacità, corruzione, brama di denaro e di potere, così forti e così diffuse da far sentire “inadeguato” chi “così” non vorrebbe fare, e “buon cittadino” voleva esserlo davvero. Perché era il 1961 e più di mezzo secolo dopo le cose non sono cambiate: Trump non ha inventato nulla.
“Amelia” di Anna Burns (2001)
Perché è il racconto a pezzi, flash, immagini, lungo venticinque anni (come i Troubles irlandesi durante i quali si svolge), della vita di Amelia, ragazza-simbolo di una generazione massacrata da un conflitto così pervasivo da poterlo respirare ogni giorno, una generazione di morti-morti e di morti-ancora-vivi, segnati dal disagio, disadattati, malati, eppure ironico, leggero, scritto in modo straordinariamente frizzante.
“Berlino 1944. Caccia all’assassino tra le macerie” di Harald Gilbers (2013)
Perchè d’estate, stesi al mare o in montagna, un giallo va per forza letto. E nell’oceano dei gialli scritti con i piedi e senza testa, imbattersi in un giallo storico solido, logico e appassionante è cosa rara e preziosa. Da non farsi sfuggire. Attenzione: è il primo capitolo di una lunga serie. Potrebbe creare dipendenza.
“Riaffiorano le terre inabissate” di M. John Harrison (2020)
Perché racconta la deriva esistenziale di due Sapiens contemporanei mentre attorno a loro sembrano mostrarsi le tracce di una nuova specie umana, acquatica. Perché la scrittura asciutta, minimale, centrata sui dettagli apparentemente insignificanti, è capace di creare un’atmosfera sospesa e misteriosa, costantemente in attesa di uno svelamento che fino all’ultimo non arriva.
“Putin, l’ultimo zar” di Nicolai Lilin (2021)
Perché raccontare la vita di un uomo che, bene o male, ha segnato questi primi tre decenni del XXI secolo è sempre impresa ardua. Farlo con il piglio del romanziere è ancora più complesso. Provarci mescolando i due sguardi al di là e al di qua della nuova cortina di ferro è inevitabilmente intrigante. Un viaggio nella Russia più profonda che spiega i giorni nostri meglio di tante analisi politiche o militari.
“Il destino dei popoli” di Dario Fabbri (2025)
Perché, al netto delle idee - anche discutibili - dell’analista geopolitico Dario Fabbri, il saggio regala delle vere e proprie chicche di storia della lingua (arabo, indiano, persiano, cinese, giapponese, latino, greco, inglese, francese, tedesco), che consentono di inquadrare le vicende storiche dei diversi popoli in un rapporto diretto con la loro cultura. Un testo breve ma densissimo, con un paio di lampi geniali che da soli meritano la lettura.



Buone vacanze ragazzi!
Un mese senza dispaccio! Aiuto! Buone vacanze! :-)