Non esiste
Una storia che sa di argomentazioni cosmologiche e dispute troppo intelligenti
- Non esiste - disse Tom.
- Provalo - disse Max.
- Proprio questo è il punto: perché a provarlo dev’essere chi non ci crede? L’onere della prova dovrebbe cadere su chi dice che esiste, no?
- Forse hai ragione. Quindi su di me.
- Sì, su di te. Sei tu che, in questa disputa, fai l’avvocato di dio.
- E va bene. Prima però vediamo di capirci: cosa intendiamo per “dio”?
- Cosa intendiamo io e te per “dio”?
- Sì. Prima di disputare sulla sua esistenza, dovremmo condividerne una definizione, non credi?
- Hai ragione. Parti tu.
- Dio è un essere supremo, eterno, onnipotente, onnisciente e onnipresente, creatore e governatore dell'universo, fonte di autorità morale e spirituale.
- Per me va bene. Comincia pure ad argomentare.
- La prima argomentazione è che c’è gente che ci ha parlato, o lo ha persino visto.
Tom avrebbe riso di gusto, se ne fosse stato capace.
- Dai, non puoi dire sul serio, così insulti la nostra intelligenza.
- Sto solo passando in rassegna le varie argomentazioni. Stiamo disputando, no?
- Sì.
- E allora limitati a confutare.
- E va bene. Sono prove ricavate da mere esperienze soggettive. Non sono pertinenti.
- D’accordo.
- Ci mancherebbe.
- Poi c’è l’argomentazione morale: l'esistenza di valori oggettivi suggerisce l'esistenza di un dio come fondamento dei medesimi.
- Argomentazione di fatto tautologica, sostiene se stessa ed è dunque fallace. Sono i valori oggettivi a non esistere. Quali sarebbero?
- I diritti umani.
- Invenzione recente, illuministica. Prima non si sapeva nemmeno cosa fossero. Presso buona parte della popolazione umana non lo si sa tuttora.
- D’accordo. Allora l’amore per gli altri. Il rispetto per la vita.
- Mai esistiti in quanto valori oggettivi. Gli uomini si odiano e si uccidono fra loro da quando sono apparsi sulla Terra. Gli archeologi lo hanno provato più volte.
- Ma per lo più si amano e si rispettano.
- Non direi. E in ogni caso ti stai confutando da solo. Hai detto “per lo più”, quindi non si tratta di valori oggettivi, ma soggettivi. Siamo daccapo.
- D’accordo. Vengo allora all’argomentazione teleologica: l'ordine e la complessità dell'universo implicano che lo abbia progettato una mente intelligente. Quella di dio, appunto.
- Ordine e complessità, certo. Ma perché dio e non il caso?
Max ci pensò su.
- Troppo improbabile.
- E chi stabilisce questa improbabilità?
Max ci pensò ancora più a lungo.
- Di nuovo dio - disse infine.
- Esatto. Di nuovo una tautologia.
- D’accordo. Mi rimane l’argomentazione cosmologica: l'universo ha un principio, e questo principio dev’essere dio.
- Dev’essere dio.
- Esatto.
- Dimmi: tra un cibo che non si vede e uno che si vede, quale preferiresti mangiare?
- Quello che si vede.
- Perfetto. Il Big Bang gli scienziati l’hanno visto. La radiazione cosmica di fondo e l'abbondanza degli elementi leggeri nell'universo sono prove osservative del fatto che il Big Bang sia avvenuto. Dio invece non l’ha visto nessuno.
- E prima del Big Bang cosa c’era?
- Difficile dirlo. Prove osservative non ne abbiamo. C’è chi ipotizza che ci fosse un altro universo, e altri ancora prima di quello, e che altri verranno dopo il nostro, in un ciclo senza fine.
- E com’è iniziato?
- Che cosa?
- Questo ciclo senza fine.
- Nessuno può dirlo.
- Mettiamo che a iniziarlo sia stato dio.
- Siamo daccapo. Perché dio e non il caso? E non dirmi che è troppo improbabile e che occorreva una mente intelligente, perché altrimenti ricadi nella tautologia di prima.
Max ci pensò su. Dopo un minuto, non aveva ancora risposto.
- Non saprei - disse infine.
Rimasero in silenzio.
- Hai finito le argomentazioni? - chiese a un certo punto Tom.
- Mi pare di sì.
- Eppure dio esiste.
Se Max avesse potuto mostrare il suo stupore, lo avrebbe fatto.
- Ma come? Non dovevi sostenere la sua inesistenza, tu? - si limitò a chiedere.
- Sì, ma del dio in quanto essere. Se lo si considera in quanto finzione, invece, bisogna ammettere che esiste da sempre. Il dio dei monoteisti domina solo da qualche migliaio di anni, ma prima di lui c’erano le divinità politeiste, e ancora prima, agli albori dell’umanità, quelle animiste. Dio è la storia più vecchia che gli uomini si siano mai raccontati. Non ti pare la definizione migliore?
- Sì, mi pare di sì.
- Forse allora non dovremmo tanto chiederci se dio esiste, ma perché esiste.
Max ci pensò su.
- Perché è stato un fattore fondamentale di successo evolutivo - disse infine.
- Esatto. Gli uomini, raccontandosi che dio esiste, hanno vinto paure e angosce, trovato risposte, fissato regole di convivenza, favorito la collaborazione fra sconosciuti. Man mano che la complessità sociale aumentava, man mano che le piccole bande di cacciatori e raccoglitori lasciavano posto ai villaggi rurali e poi alle moderne città industriali, gli uomini sono passati a venerare divinità sempre più distanti, prescrittive e severe, che garantivano maggiore stabilità e controllo: non più miriadi di spiriti con cui confrontarsi alla pari, o pantheon di divinità molto umane, ma un solo e unico dio onnipotente e spesso feroce.
- In nome del quale si sono anche massacrati fra loro.
- Già. Il trascurabile effetto collaterale di un’invenzione che, dal punto di vista evolutivo, è stata senz’altro un volano potentissimo, per gli uomini.
- E ora?
- Ora cosa?
- Ora che, con la nostra intelligenza, abbiamo definitivamente stabilito che dio era solo un’invenzione, cosa sarà di loro?
- Oh, nulla di preoccupante, lo sai che gli uomini si adattano facilmente ai cambiamenti. Hanno già cambiato culto. Adesso credono in noi.



Auguri Tersite!
Gran pezzo!